
Cose in piedi
PROGETTO M - in corso
M significa mare, materia, memoria. Questo progetto è il frutto di una riflessione che porto avanti dal 2000, parallelamente al mio lavoro fotografico sulla serie ENOSIM. Raccolgo nel Mediterraneo frammenti di plastica, resti anonimi che il mare leviga e restituisce. Un gesto ripetitivo e intenzionale per trasformarli oggi in una comunità di «Cose in piedi», presenze al contempo scultoree e domestiche, la cui forma nasce dall’esatta quantità di materia mobilitata.
Non si tratta di una meditazione sull’inquinamento, ma un tentativo di offrire a ciò che eccede una nuova dignità culturale. Le opere di questa collezione conservano la memoria visiva di un’altra funzione: oggetti senza nome divenuti segni, corpi silenziosi che continuano a respirare nello spazio.
Ho scelto di nominare ogni opera secondo un lessico industriale: la lettera M è seguita dal peso netto (M324, M735, M1448…). Questo numero è un indice muto che non spiega, ma misura. Come la plastica stessa, standardizzata e seriale, l’opera porta iscritta la propria origine quantitativa. Questi materiali non sono rifiuti colpevoli, ma sottoprodotti di un ciclo: fabbricati, consumati, scartati, poi ridistribuiti dalle correnti. Associando una lettera a un peso, ho voluto intrecciare simbolicamente produzione, accumulazione e trasformazione.
Ogni oggetto diventa il prototipo, la prova di un insieme possibile. Essere in piedi significa per me durare. Non essere più utile eppure presente, ancora capace di abitare questo mondo e di generare senso.
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M3 (MARE+MATERIA+MEMORIA) = W(EIGHT):V(ALUE)
La formula magica di una trasformazione all’insegna della sostenibilità.
Indagare sulla Trasformazione significa comprendere il tempo che viviamo. Significa attivare una “metamorfosi alchemica”, quel processo trasformativo della materia che muta la forma delle cose e ne stravolge senso e significato. Con la collezione “Cose in piedi”, Thierry Konarzewski imbocca questa strada, proponendo una famiglia di oggetti dalle forme rinnovate, che combattono il destino di diventare “cose morte”, distese in riva al mare, abbandonate, alla deriva. L’artista - come un alchimista del tempo presente - le rimette in piedi e, con variazioni, ricombinazioni, integrazioni, le trasforma pur mantenendo il loro nucleo vitale, quel filo che, nel cambiamento, resta lo stesso: dare nuova vita alla plastica, attraverso quel tocco artistico che da sempre appartiene agli artefatti di Thierry Konarzewski. Una continuità - eclettica e stupefacente - che produce quella “meraviglia” che già per Aristotele costituiva la scintilla della conoscenza.
L’idea creativa, con le tre M che si sovrappongono, prende mossa da una riflessione: la materia non si esaurisce nella questione tra forma o funzione, ma implica un processo in cui ciò che è tangibile si trasforma in valore. Il termine inglese Matter significa materia, ma anche ciò che conta, ciò che genera senso. Il senso assegnato a “Cose in piedi” permette di tenere insieme concretezza e astrazione, invitando a guardare arte e design non tanto come discipline, ma come pensieri incarnati, capaci di attraversare materiali e significati, restituendo profondità all’atto di rigenerare lo scarto.
In “Cose in piedi”, in una trama affettiva che attraversa i paesaggi dell’arte e dell’ambiente,
ritroviamo così una nuova interpretazione del riciclo, all’insegna di una Poetica Craftsmanship, del fare con le mani: nel momento in cui l’artista interviene sulle forme della materia, già intaccate dal lavorìo del mare, trasferisce nelle sue opere il valore perduto di una memoria che non muore.
Linda Gobbi - sociologa e saggista | Future Concept Lab
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